domenica 8 settembre 2013

Incursioni armate israeliane sempre più frequenti mentre proseguono i colloqui a porte chiuse

Incursioni armate israeliane sempre più frequenti mentre proseguono i colloqui a porte chiuse

09/09/2013

Di recente le incursioni delle forze armate israeliane si sono fatte più frequenti, anche nelle zone  della Cisgiordania, dove secondo  gli accordi di Oslo, ricadono sotto la piena autorità dell'Anp del presidente palestinese Abu Mazen.

Il 27 agosto i soldati hanno ucciso tre palestinesi nel campo di Qalandiya tra Gerusalemme e Ramallah. Pochi giorni prima avevano ucciso un 20enne palestinese nel campo profughi di Jenin (Cisgiordania) e ferito gravemente un altro ragazzo deceduto succesivamente in ospedale. Dall'inizio del 2013 i militari israeliani hanno ucciso in raid e scontri almeno 15 palestinesi.

Proseguono intanto i colloqui, dove secondo fonti palestinesi, israele avrebbe proposto la creazione di uno Stato Palestinese sul 60% del territorio, dove rimarrebbero comunque le colonie e le basi militari.

 Dagli incontri a porte chiuse tra i team di negoziatori, guidati da Tzipi Livni e Saeb Erekat. Secondo alcune fonti palestinesi, citate dall'AP, Israele avrebbe proposto la creazione di uno Stato Palestinese con confini temporanei e che copra il 60% della Cisgiordania. Il restante 40% resterebbe sotto controllo israeliano. Ovvero, Tel Aviv vorrebbe mantenere nei Territori decine di insediamenti e di basi militari, in cambio della concessione di uno Stato.

 "Una proposta inaccettabile - ha commentato il team palestinese - Lo ripetiamo. Accordiamoci sulle basi dei confini del 1967 e poi potremo giungersi passo passo".

L'ufficio del primo ministro Netanyahu ha preferito non commentare la notizia. Molto più loquace la controparte palestinese: almeno quattro funzionari dell'ANP hanno parlato con la stampa per rivelare gli attuali contenuti del negoziato. Secondo un altro funzionario palestinese, finora il dialogo si sarebbe incentrato sulla questione della sicurezza, con una lite scoppiata tra le due parti perché i palestinesi non intendono accettare una presenza militare israeliana in caso di creazione di uno Stato.

Accanto alle interviste anonime, leader storici di Fatah come Yasser Abed Rabbo e Nabil Shaath hanno espresso nei giorni scorsi un nero pessimismo verso il negoziato in corso. "Inutile e senza senso", secondo Adel Rabbo. "Gestito solo da Israele", secondo Shaath.

Fiducioso invece il re dell'arabia saudita, Abdullah, che ha offerto $ 200 milioni ai Palestinesi per aiutarli a contrastare la "giudaizzazione" del terirtorio, dichiarando che  "Questo denaro darà un pò di più di carattere islamico al popolo palestinese sulla loro terra e favorirà la loro ricerca per raggiungere i nostri obiettivi, che prevedono l'attuazione di  uno stato pienamente sovrano sui confini del giugno 1967 con Gerusalemme Est come capitale"
 
Questa mossa segue ai terribili eventi che hanno avuto luogo in Egitto, a seguito dei quali  tutti i tunnel sotterranei che collegavano l'egitto con la Striscia di Gaza sono stati chiusi o distrutti. La situazione attuale per Hamas e i palestinesi è catastrofica.



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