martedì 5 novembre 2013

Bangladesh: pena morte a 152 soldati

Ritenuti responsabili del massacro di 80 ufficiali

Martedì 5 novembre, un tribunale in Bangladesh ha condannato a morte oggi 152 militari con l'accusa di essere stati coinvolti in un ammutinamento avvenuto nel febbraio 2009 in una caserma di Dacca. Lo riferisce l'edizione on line del Daily Star. I soldati condannati sono ritenuti responsabili del massacro di oltre 80 ufficiali.

 Tra il 25 e il 26 febbraio secondo l'accusa un gruppo molto numeroso di guardie di confine bengalesi avrebbe assaltato il quartier generale a Dacca e ucciso diversi ufficiali dell’esercito – tra cui il capo delle guardie di confine, il generale Shakil Ahmed - sparando contro alcuni civili e tennero altri militari in ostaggio per ore. Durante il secondo giorno di ammutinamento i disordini iniziarono a diffondersi in altre 12 città del paese, facendo pensare a una minaccia diretta per il governo del primo ministro, Sheikh Hasina, che era stato eletto da appena un mese.
Dopo una serie di trattative e discussioni con il governo centrale, gli ammutinati furono arrestati e gli ostaggi liberati.

Martedì 157 soldati sono stati condannati all’ergastolo, altri 200 dovranno passare 14 anni in carcere per la loro partecipazione all’ammutinamento, e altri 271 sono stati assolti, in quello che il pubblico ministero Baharul Islam ha definito come il caso più grande di questo tipo mai affrontato da un tribunale in tutto il mondo: il processo è iniziato infatti nel gennaio 2011 e durante le diverse udienze sono stati sentiti 654 di testimoni. Le cause dell’ammutinamento non sono state chiarite del tutto durante il processo, ha scritto Al Jazeera: sembra comunque che le scarse condizioni lavorative delle guardie di confine e la loro diffidenza nei confronti di alcuni dei più alti ufficiali – la maggior parte dei quali proveniva da corpi militari esterni – siano stati due fattori centrali nella rivolta.

Il dispiegamento di forze di sicurezza attorno al tribunale in cui sono state lette le sentenze è stato massiccio. Il vicecapo della polizia di Dacca, Harunur Rashid, ha detto all’agenzia AFP che circa 200 poliziotti e membri del corpo d’élite Rapid Action Battalion (RAB) hanno vigilato sul mantenimento dell’ordine pubblico fuori dall’edificio. In passato alcuni gruppi che si occupano della difesa dei diritti umani avevano criticato molto le modalità con cui si è svolto il processo di massa, dicendo che non era il modo migliore per fare giustizia. La scorsa settimana l’organizzazione Human Rights Watch ha detto che almeno 47 sospetti sono morti in carcere, mentre molti altri hanno avuto parecchie difficoltà a incontrarsi regolarmente con gli avvocati. Il governo del Bangladesh ha respinto le accuse.

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